07 febbraio 2006

Quella grappa alla rosa....

Allora.
Oggi voglio parlare di un signore che non conoscevate.
Aveva sui settanta, era un montagnino romagnolo di Casola Valsenio, dove il fronte si fermò e ci fu Monte Battaglia, con i Diavoli Blu e i tedeschi che adesso si abbracciano una volta all’anno, quelli che sono rimasti.
Questo signore è andato avanti nel sonno.
Perché gli alpini non muoiono, vanno avanti nel paradiso di Cantore.
Aveva una voce bellissima di baritono, quando ci si trovava sapeva tutte le canzoni, anche le meno famose.
Era un vècio, di quelli che mentre ti parlano della stagione a capanno - e le cesene non passano chè non nevica, i cantarelli invece ne abbiamo visti parecchi - o delle sue storie di naja - di quando era andato con la piastra del mortaio da 81 sulla schiena fin sulla Cima grande di Lavaredo a 2999 metri e stava per aggredire il capitano e gli diedero quindici giorni di riga - ecco che intanto ti insegna la vita. Che la prima cosa è lavorare e avere dignità; e ti insegna che le radici ti chiamano sempre, prima o poi. Ti racconta che due settimane prima ha fatto una sfuriata davanti a tutti all’assemblea generale e la settimana dopo è venuto il presidente e l’ha sfiammato davanti ai sui alpini di Casola e “mi ha ripagato con la stessa moneta e allora io e lui siamo a posto, gli voglio più bene di prima perché ascolta, bòcia, nella vita ti devi anche incazzare o per finta o per davvero ma ti devi anche incazzare….”.
E allora, vècio, per quello che mi hai insegnato, brinderò con questi miei amici che, senza conoscerti, ti hanno ammirato.
Le tue grappe bevute con loro mi diranno che la tua memoria, e la tua amicizia, hanno anche il volto di questi miei quattro compagni di avventura.
E quella grappa alla rosa....ce l'ho ancora in mano e posso vederla tutti i giorni.
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